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DIGITALE

L’audio è detto digitale quando la sua rappresentazione è in forma digitale, cioè sotto forma numerica. Come già detto nella pagina sull’audio analogico, il digitale ha del tutto soppiantato l’analogico nella scena mainstream. Il motivo di questo successo è da ricercarsi nella facilità e nell’immediatezza con cui l’audio digitale può essere fruito, specie oggi, alla presenza di dispositivi tascabili tecnologicamente avanzati e costantemente connessi alla rete (esempio: la combinazione di smartphone e Spotify).

CODIFICA DEI SUONI

Il suono, per diventare digitale, deve essere codificato. Paradossalmente la codifica dei suoni è sempre esistita, anche molto prma dell’avvento dell’audio digitale: nel telefono, la trasformazione della voce in segnale elettrico è una codifica, così come la traccia incisa sul disco in vinile. Le moderne tecnologie informatiche, che mettono a disposizione dispositivi in grado di elaborare enormi quantità di numeri al secondo, forniscono un’ulteriore possibilità di codifica che prevede di associare i parametri acustici analogici ad una serie di numeri. Questo processo di codifica è detto digitalizzazione e la rappresentazione del suono in questa forma, spesso risulta molto fedele alla forma d’onda originale. Le lunghe serie di numeri generate dal processo di codificazione sono memorizzate in supporti come CD, BluRay, DVD, memorie flash o magnetiche.

CAMPIONAMENTO E LA CONVERSIONE

Lo stato dell’arte attuale prevede che vi siano due “fasi” di conversione: si passa da un segnale analogico ad un segnale elettrico e questo deve essere convertito in numeri. Il processo, nella sua forma generica, va sotto il nome di conversione A/D (analogico/digitale); in particolare, il passaggio dal segnale elettrico alla forma numerica è detto campionamento. Il campionamento consiste di un elevato numero per secondo di letture del segnale analogico, con sufficiente frequenza temporale. Le letture vengono dette campioni e se la frequenza temporale è abbastanza elevata, vi sarà una bassa perdita di informazioni dall’onda originale. Ad esempio, per lo standard del CD, la frequenza è di 44.1KHz. Il passo successivo è quello di suddividere tutto il possibile range dinamico (cioè il rapporto tra il più alto valore e il più basso) del segnale analogico in un numero finito di intervalli. Ognuno di questi intervalli, poi, va codificato con un valore digitale ben determinato. Queste operazioni vanno sotto il nome di quantificazione e codifica di sorgente. La quantificazione è la suddivisione del range dinamico in un numero di 2^n intervalli, in modo che ogni singolo campione cadrà in ognuno degli intervalli quantificati. Questo valore si misura in bit e più è alto, più aumenta la fedeltà del segnale digitale a quello analogico. Per lo standard del CD, questo valore si attesta sui 16 bit).

PERDITA DI INFORMAZIONI

Il campionamento, proprio per il processo di suddivisione, costa inevitabilmente in termini di perdita più o meno grave di informazioni, oltre che di introduzione di rumore vario. Le moderne tecnologie, tuttavia, permettono di “limitare i danni”, tenendo queste perdite su valori accettabili. Esiste anche un altro processo chiamato compressione che consiste nel ridurre le sequenze numeriche in modo che l’informazione digitale occupi meno spazio rispetto a quella raw (grezza). Un esempio di formato audio compresso è l’mp3.

PRO:

Suono più pulito. Vita praticamente infinita, non si usura con gli ascolti (mantenimento della qualità in prospettiva futura). Più pratico.

CONTRO:

Suono meno corposo, se non si possiede un lettore CD importante, il suono risulta asettico. Immagine del prodotto svalutata dalla miriade di CD-R e dalla facile copia.